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And I write this only to rob you

mercoledì, maggio 12th, 2010
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La prima volta che Fata mi ha fatto leggere questa poesia, avevamo concluso Drenched da un mese.
Ora, è passato un anno. E ci sono ritornata spesso – talmente tante volte che ho perso il conto. Per Rowan ed Edward ma anche per quello che di me c’è tra i versi, per quel che c’è di Fata. Per le storie che intravedi in filigrana e sai che non racconterai mai, ma fa bene sentirle.
Non so perché la sto postando qui, oggi. Forse – sicuramente – perché vorrei farla leggere a Ste.
Ma c’è anche altro, probabilmente.
Una di quelle cose che non si riescono a capire.

La versione inglese, comunque, potete trovarla QUI nel post con cui Fata me l’ha fatta conoscere.
Qui sotto, la traduzione italiana.

LETTERA

Come hai ucciso la tua famiglia
per me non ha nessuna importanza
mentre la tua bocca esplora il mio corpo

E conosco i tuoi sogni
di città che crollano e cavalli al galoppo
di sole che si fa troppo vicino
e notte senza fine

Ma per me non hanno nessuna importanza
accanto al tuo corpo

So che là fuori infuria una guerra
che tu impartisci ordini
che si strangolano bambini e decapitano generali

ma il sangue non ha nessuna importanza per me
non turba la tua carne

assaporare sangue sulla tua lingua
non mi sconvolge
se le mie braccia si fondono con i tuoi capelli

Non credere che non sappia
cosa accadrà
dopo che i soldati saranno stati massacrati
e le puttane passate a fil di spada

E ti scrivo solo per derubarti

così che tu sappia che quando un mattino la mia testa
penderà sgocciolando accanto agli altri generali
dal cancello di casa tua

che tu sappia che tutto questo era stato previsto
e così capirai che per me non aveva nessuna importanza.

Leonard Cohen, Let Us Compare Mythologies

Canto della pazienza

venerdì, aprile 2nd, 2010
canto-della-pazienza

Per un incantevole momento pensai che sarebbe impazzita
e avrebbe messo fine alla febbre della ragione.
Ma teneva in mano una scheggia del Cristo,
così non mi restò che ridere e premere una moneta calda
fra i suoi seni stagionati;
ma ricordai chiaramente allora le tue lettere folli
e come mi avevi tessuto in gola le iniziali.

Gli amici mi avvertono
che hai letto l’antico scheletro dell’oceano;
che cuci i suoni delle acque
in bocche diverse, in altri monumenti.
«Viaggia con una pallottola d’argento», si raccomandano.
«Nasconditi in tasca un paletto».
E mi fa sorridere come fraintendono le tue lettere folli
e la mia gola ricamata.

Oh gli dirò di amarti con cura;
di onorarti con conchiglie e bottiglie colorate;
di allontanare dal tuo volto la sabbia che cade
e dal tuo braccio umano lo scarabeo bruciato del tempo;
di insegnarti nuove storie sul fulmine
e di lasciarti correre qualche volta a piedi nudi sulla spiaggia.
E quando l’ago gli sorriderà esangue nella guancia
lui capirà infine quant’è bello
essere amati da una pazza.

E non mi piace aspettare gli anni
che impiegherà l’oceano per scoprire il tuo volto e farlo di ruggine
come ha fatto con tutti i fari della storia
che hanno vòlto l’oro e la pietra all’assalto furioso delle acque,
perché allora anche le tue lettere si saranno macerate nella logica dell’oceano
e io ho unghie abbastanza lunghe
per strapparmi i punti dalla gola.

Leonard Cohen, Let us compare Mythologies

Perchè ci manca Drenched. Credo.
O forse ci mancano semplicemente Rowan ed Edward.
E nelle poesie di Cohen c’è sempre così tanto di loro, e del loro amore, e dell’amore di Edward per il Rosso, che ogni volta aprire uno dei libri è un suicidio cosciente.

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