Archive for the ‘poesie’ Category

Perhaps an angel

venerdì, ottobre 23rd, 2015
perhaps-an-angel

Perhaps an angel looks like everything
We have forgotten, I mean forgotten
Things that don’t seem familiar when
We meet them again, lost beyond telling,
Which were ours once.

John Ashbery, “Self-Portrait In A Convex Mirror”

0
Posted in Bjorn, poesie, samuel |

The most beautiful part

domenica, ottobre 18th, 2015
the-most-beautiful-part

The most beautiful part of your body
is where it’s headed. & remember,
loneliness is still time spent
with the world.

Ocean Vuong, “Someday I’ll Love Ocean Vuong,”

[Perché l'intera poesia è così Björn da farmi piangere, e al tempo stesso così privata e personale che postarla intera sarebbe appropriazione indebita, quasi una violazione.]

1
Posted in Bjorn, poesie |

We were emergencies

giovedì, ottobre 15th, 2015
we-were-emergencies

[Perché è una poesia che ho in testa da un po', in relazione a Vivian. E perché oggi rileggendo i vecchi capitoli per correggerli ed eliminare incongruenze con la nuova versione mi sono imbattuta in un'interazione con Carlos che non ricordavo per niente e che mi ha lasciato un po' di ghiaccio dentro.

Penso che fosse colpa mia, in parte, del fatto che non ne avevo misurato del tutto le implicazioni - perché in sostanza penso di aver misurato ben poco, quando abbiamo iniziato a scrivere la Rosa, e probabilmente mi mancavano anche gli strumenti per farlo. Ma mi ha fatto tenerezza accorgermi quanto è cambiato nel tempo. Quando sta meglio. Anche se continua a far male e certe cose mai passeranno del tutto e ha ancora tanta strada davanti, e probabilmente più di un capitombolo. Ma è nella direzione giusta, credo. E a volte è come rivedi certe foto: ti accorgi di quanto si cambia solo guardando indietro.]

We were emergencies

We can stick anything into the fog
and make it look like a ghost
but tonight
let us not become tragedies.
We are not funeral homes
with propane tanks in our windows,
lookin’ like cemeteries.
Cemeteries are just the Earth’s way of not letting go.
Let go.

Tonight
let’s turn our silly wrists so far backwards
the razor blades in our pencil tips
can’t get a good angle on all that beauty inside.
Step into this
with your airplane parts.
Move forward
and repeat after me with your heart:

“I no longer need you to fuck me as hard as I hated myself.”

Make love to me
like you know I am better
than the worst thing I ever did.
Go slow.
I’m new to this.
But I have seen nearly every city from a rooftop
without jumping.
I have realized

that the moon
did not have to be full for us to love it,
that we are not tragedies
stranded here beneath it,
that if my heart
really broke
every time I fell from love
I’d be able to offer you confetti by now.

But hearts don’t break,
y’all,
they bruise and get better.
We were never tragedies.
We were emergencies.
You call 9 – 1 – 1.
Tell them I’m having a fantastic time.

Buddy Wakefield

4
Posted in poesie, vivian |

Polyamory with knives

mercoledì, settembre 30th, 2015
polyamory-with-knives

Just because you fell in love with the river
doesn’t mean you must feed it your bones.

You can take new lovers. Wine, for instance.
And bread. Difficult shoes. Little blue pills.

The first boy’s knife. The bowie, the buck,
the chef’s. Switch, pocket, butcher, butter.

You can submerge in a hotel bath, drainage
ditch, Newton Creek, East River. The sea.

Eat the whole pan of lasagna. The entire box
of Thin Mints. You can go down in mimosas.

You can lose yourself in Clifton, or Sexton,
Walker, Hooks, Rich, Atwood. Or Hughes.

Even the boxer whose poems sewed you shut.
Whose hands pulled you from the red red tub.

The boy who became boxer who became
man who became poet who became husband.

Yes, you can love the river. The knife. The pills.
The wine. You can love a thousand lonelinesses.

You can love the man and each of his hands.
Love the brine and the meat and all the tiny ruins.

— jeanann verlee

0

Carceri di spazio

giovedì, maggio 12th, 2011
carceri-di-spazio

Edward.
E Ash.
Ed è tutta la mattina che provo a ignorarla, ma alla fine a quanto pare la sto postando… *rolls*

(Se poi ogni dimine di poesia che leggo non mi fulminasse così, magari riuscirei prima o dopo anche a finire il programma…)

(continua…)

5
Posted in ash, edward, personaggi, poesie |

And I write this only to rob you

mercoledì, maggio 12th, 2010
and-i-write-this-only-to-rob-you

La prima volta che Fata mi ha fatto leggere questa poesia, avevamo concluso Drenched da un mese.
Ora, è passato un anno. E ci sono ritornata spesso – talmente tante volte che ho perso il conto. Per Rowan ed Edward ma anche per quello che di me c’è tra i versi, per quel che c’è di Fata. Per le storie che intravedi in filigrana e sai che non racconterai mai, ma fa bene sentirle.
Non so perché la sto postando qui, oggi. Forse – sicuramente – perché vorrei farla leggere a Ste.
Ma c’è anche altro, probabilmente.
Una di quelle cose che non si riescono a capire.

La versione inglese, comunque, potete trovarla QUI nel post con cui Fata me l’ha fatta conoscere.
Qui sotto, la traduzione italiana.

LETTERA

Come hai ucciso la tua famiglia
per me non ha nessuna importanza
mentre la tua bocca esplora il mio corpo

E conosco i tuoi sogni
di città che crollano e cavalli al galoppo
di sole che si fa troppo vicino
e notte senza fine

Ma per me non hanno nessuna importanza
accanto al tuo corpo

So che là fuori infuria una guerra
che tu impartisci ordini
che si strangolano bambini e decapitano generali

ma il sangue non ha nessuna importanza per me
non turba la tua carne

assaporare sangue sulla tua lingua
non mi sconvolge
se le mie braccia si fondono con i tuoi capelli

Non credere che non sappia
cosa accadrà
dopo che i soldati saranno stati massacrati
e le puttane passate a fil di spada

E ti scrivo solo per derubarti

così che tu sappia che quando un mattino la mia testa
penderà sgocciolando accanto agli altri generali
dal cancello di casa tua

che tu sappia che tutto questo era stato previsto
e così capirai che per me non aveva nessuna importanza.

Leonard Cohen, Let Us Compare Mythologies

Canto della pazienza

venerdì, aprile 2nd, 2010
canto-della-pazienza

Per un incantevole momento pensai che sarebbe impazzita
e avrebbe messo fine alla febbre della ragione.
Ma teneva in mano una scheggia del Cristo,
così non mi restò che ridere e premere una moneta calda
fra i suoi seni stagionati;
ma ricordai chiaramente allora le tue lettere folli
e come mi avevi tessuto in gola le iniziali.

Gli amici mi avvertono
che hai letto l’antico scheletro dell’oceano;
che cuci i suoni delle acque
in bocche diverse, in altri monumenti.
«Viaggia con una pallottola d’argento», si raccomandano.
«Nasconditi in tasca un paletto».
E mi fa sorridere come fraintendono le tue lettere folli
e la mia gola ricamata.

Oh gli dirò di amarti con cura;
di onorarti con conchiglie e bottiglie colorate;
di allontanare dal tuo volto la sabbia che cade
e dal tuo braccio umano lo scarabeo bruciato del tempo;
di insegnarti nuove storie sul fulmine
e di lasciarti correre qualche volta a piedi nudi sulla spiaggia.
E quando l’ago gli sorriderà esangue nella guancia
lui capirà infine quant’è bello
essere amati da una pazza.

E non mi piace aspettare gli anni
che impiegherà l’oceano per scoprire il tuo volto e farlo di ruggine
come ha fatto con tutti i fari della storia
che hanno vòlto l’oro e la pietra all’assalto furioso delle acque,
perché allora anche le tue lettere si saranno macerate nella logica dell’oceano
e io ho unghie abbastanza lunghe
per strapparmi i punti dalla gola.

Leonard Cohen, Let us compare Mythologies

Perchè ci manca Drenched. Credo.
O forse ci mancano semplicemente Rowan ed Edward.
E nelle poesie di Cohen c’è sempre così tanto di loro, e del loro amore, e dell’amore di Edward per il Rosso, che ogni volta aprire uno dei libri è un suicidio cosciente.

7
Posted in cohen, edward, personaggi, poesie, rowan |

This site employs the Ravatars plugin.